
Salomè con la testa del Battista
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La storia
Nel dicembre del 1639 i Barberini erano all'apice della loro potenza. Urbano VIII regnava da 16 anni e proprio quell'anno Pietro da Cortona portava a termine l'immensa volta del salone nel palazzo di famiglia. Il 13 dicembre il cardinale Francesco Barberini, nipote del papa, acquistò una Salomè di Guido Reni, e il museo ritiene che sia questa tela, dipinta a Bologna intorno al 1638-1639.
Salomè emerge da un fondo grigio e indistinto reggendo il vassoio con la testa del Battista, il premio che la madre Erodiade le aveva suggerito di chiedere. Il museo insiste sul contrasto messo in scena da Reni, tra l'episodio macabro e il volto soave della fanciulla. Lei punta gli occhi su chi guarda, ma mantiene una distanza gelida e impersonale, e il turbante e le ricche vesti affiorano dalla tela con pennellate lunghe e corpose.
Circa un secolo dopo un prelato, monsignor Bardi, donò il quadro a un altro papa, il fiorentino Clemente XII Corsini, e le guide di Roma del Settecento e dell'Ottocento continuarono a segnalarlo tra le cose da non perdere.




