
Venere e Adone
Dettagli
La storia
Oltre alle Metamorfosi di Ovidio, per questa tela Scarsellino tenne presente un poeta greco, Bione di Smirne, e il suo Epitaffio di Adone, dove per il cacciatore morto piangono le ninfe e perfino i cani. Venere, sorretta da una ninfa, si china sul giovane, e i tre levrieri gli si stringono intorno. Intorno al 1600 la pittura emiliana cercava compostezza e bellezza, e il pittore nasconde la ferita mortale. Manca anche il cinghiale. Per questo nell'inventario Borghese del 1790 il quadro finì registrato come «Diana ed Endimione», mentre un elenco più antico, compilato tra il 1620 e il 1630, lo aveva descritto correttamente come Adone morto dal cinghiale con Venere. In alto a destra, tra le nubi, la dea compare una seconda volta sul carro tirato da cigni bianchi, accorrendo ai lamenti dell'amato. Accanto al corpo è spuntato dal suo sangue un piccolo anemone rosso.




