Odoardo Borrani

Odoardo Borrani

1833–1905 · Granducato di Toscana, Regno d'Italia · Purismo, Macchiaioli


La storia

Il soggetto che Borrani prese nel 1864 aveva quasi 400 anni ed era tutt'altro che piacevole. Dopo la congiura dei Pazzi contro i Medici nel 1478, Jacopo de' Pazzi fu impiccato, sepolto, riesumato e trascinato per Firenze, e Borrani dipinse il momento in cui una folla si stringe intorno al cadavere, con le mura della città alle spalle. Metà della tela è data a ciò che sta oltre quelle mura, le colline verdi fuori città, dipinte come aveva imparato a dipingerle all'aperto.

Per un quadro così aveva la formazione giusta. Nato a Pisa nel 1833, entrò nell'Accademia di Firenze nel 1853 e lavorò accanto a Gaetano Bianchi, il restauratore che allora scopriva e risarciva gli affreschi medievali di Santa Croce, cioè pittura antica studiata da vicino con il pennello in mano. Al Caffè Michelangiolo si unì a Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca e agli altri del gruppo presto soprannominato macchiaioli, che volevano quadri costruiti con macchie di luce e d'ombra viste all'aperto. Nel 1862 era nei campi di Piagentina, appena fuori città, con Giuseppe Abbati e Silvestro Lega.

Più tardi espose di meno e visse insegnando, decorando ceramiche e disegnando per la stampa. Nel 1875 aprì con Lega una galleria pensata per dare ai pittori giovani un posto dove vendere, e chiuse circa un anno dopo. L'altro suo dipinto a Palazzo Pitti è una piccola tavola intitolata Lo studio, che la scheda del museo precisa come interno di abitazione. C'è un divano con appoggiata una chitarra, una tenda rossa con la balza gialla e una credenza di maioliche colorate, le ante dipinte a fiori. La tavola non è datata e la scheda si ferma a una datazione incerta, fra il 1850 e il 1874, annotando che gli oggetti sono delineati sommariamente, a macchie di colore vivaci.

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Opere

3 opere