
Andrea Sacchi
1599–1661 · Stato Pontificio · Barocco
La storia
Intorno al 1636, nell'accademia dei pittori di Roma, Andrea Sacchi sostenne una tesi che pesa ancora su come guardiamo la pittura barocca. Un quadro di storia, riteneva, doveva contenere solo poche figure, ciascuna disegnata con chiarezza e intenta a qualcosa di necessario. Se affolli la scena, ne perdi il senso. Il suo avversario era Pietro da Cortona, che voleva l'opposto: grandi folle di corpi, movimento ovunque, l'occhio trascinato da una parte all'altra.
La contesa si vede sui soffitti stessi. Nel Palazzo Barberini, la dimora romana della famiglia del papa regnante, Cortona riempì una volta enorme con un turbinante Trionfo della Divina Provvidenza, mentre in una sala vicina Sacchi collocò la sua più quieta Allegoria della Divina Sapienza, ampia e vicina a Raffaello, con aria per respirare tra le figure.
Allievo di Francesco Albani, Sacchi non lavorò mai in fretta né fece molto rumore, e la moda del tempo correva verso l'abbondanza di Cortona. Il suo allievo più importante, Carlo Maratta, portò avanti quella maniera contenuta e finì per dominare la pittura romana per il resto del secolo.
